Il termine fallo deriva dal latino phallus, dal greco phallós, da connettersi alla radice del sanscrito phalati (= germogliare, fruttificare) o alla radice phal (= gonfiare).
Per l'etimologia pene deriva dal latino penis, coda, poi membro virile, (da pes; cfr. il sanscrito vedico pasas, membro virile, greco pésos, lituano písti, coito) e possiede una energia incontrollabile e misteriosa, in grado di procreare.
Secondo l'antico grammatico Festo, penis deriverebbe da pendere, perché pende come una coda.
Nel mondo antico e classico e poi nella cultura greco-romana, il fallo era ritenuto l'origine della vita, in quanto considerato il generatore del seme.
A ciò è dovuta la leggenda secondo cui le antiche civiltà lo trasformano in divinità: per i Babilonesi, il dio Enki aveva creato il Tigri e all'Eufrate con il suo pene.
Gli Assiri e i Fenici, adoravano il dio Kmul, divinità dall'enorme membro, potente generatore della vita.
Nella biblica Canaan i re mangiavano il pene del predecessore per assimilarne il potere.
Le antiche popolazioni israelite giuravano ponendo la mano sull'organo, tanto che l'etimo testicoli, dal latino testes, cioè piccoli testimoni deriva da questa usanza.
Persio, per designare i testicoli, usò proprio un diminutivo di testes (plurale), quasi a significare i due testimoni dell'atto sessuale.
Il pene eretto era adorato soprattutto per propiziare la fecondità: nei templi Indù dedicati a Shiva c'era il linga (fallo di pietra), venerato per favorire la fertilità delle donne; ancora oggi il fallo viene adorato in tutti i paesi dove è diffuso l'induismo; i Greci facevano le falloforie, processioni con statue di enormi falli per incrementare i raccolti agricoli.
Lo storico greco Kallixeinos di Rodi racconta di aver visto nel 275 a.C. una festa dionisiaca svoltasi ad Alessandria d'Egitto, durante la quale un fallo d'oro lungo 60 metri con in cima una stella d'oro fu portato in processione per tutta la città, davanti a mezzo milione di persone che intonavano inni in suo onore.
I
Romani adoravano il dio Priapo, simbolo di fecondità,
rappresentato con un grande fallo eretto (da cui priapismo,
malattia che consiste in un'incontrollabile erezione).
Priapo, originario forse del Mar Nero, si trasferì prima in Grecia e poi a Roma, dove si confuse con il dio locale Mutinus Tutunus e a volte persino con il dio Pan.
A Roma, nell'aspetto di un satiro (Pan), si celebravano i Lupercali.
Nell'arte romana, il fallo veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all'ingresso di ville ed abitazioni patrizie.
Il pene eretto era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia a propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens.
Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio.
Sempre a Roma, le vergini patrizie, prima di contrarre matrimonio, facevano una particolare preghiera a Priapo, affinché rendesse piacevole la loro prima notte di nozze.
Nell'antichità si ritrovano moltissime tracce dell'adorazione del fallo-pene: gli obelischi in Egitto, i monumenti di Delo, le costruzioni falliche della Persia e della Fenicia, le torri d'Irlanda e Scozia, i monoliti della Francia e della Corsica, i sassi piantati a Cuzco o nelle Indie, alcuni edifici Polinesiani e Giapponesi, alcune monete macedoni, le tombe etrusche, i Dolmen in Gran Bretagna, Sardegna, Malta e Spagna, i cippi agricoli in Puglia, Albania e Grecia oltre a testimonianze sulla religione orgiastica di Dioniso e nei baccanali.
Del culto vero e proprio se ne sa molto poco.
Le pitture della Villa dei Misteri a Pompei, anche se riproduzioni tardive (5 secoli dopo), ci danno un'idea dei riti.
Dal fallo derivano le rappresentazioni dei cornetti delle superstizioni mediterranee (per esempio a Napoli).
I culti fallici sono sopravvissuti fino ad oggi, anche se mimetizzati sotto altre forme, come la Sagra dei gigli a Nola, la Corsa dei ceri a Gubbio e durante le feste di carnevale a Firenze.
Le sculture a forma di fallo compaiono anche nei riti religiosi di altre civiltà antiche.
Nelle cerimonie greche, per esempio, si usavano per invocare la fertilità ed erano esposte durante le danze condotte da Dioniso e Pan, due divinità le cui corna simboleggiavano il potere e la supremazia.
Si diceva che Dioniso fosse nato con le corna – di capra, di cervo, di toro o di montone – mentre a Creta era venerato direttamente come caprone selvatico.
Nel mito, Dioniso era accompagnato dalle selvagge Menadi, che s'intrattenevano in suo onore nelle orge durante le quali Pan, la divinità avvolta in pelle di caprone, si univa carnalmente con ognuna di loro, confermando la sua natura promiscua.
Nelle epoche successive Pan ha
dovuto pagare a caro prezzo il suo amore selvaggio: è l'unico
dio greco di cui si sappia che è morto, e nel medioevo è stato
usato come modello per creare la figura del diavolo.
Non bisogna dimenticare che anche Afrodite, che soffiava
nel fuoco della passione e del piacere, era venerata a Cipro
nella forma di un dio maschile, Afroditos, poggiato a un fallo.
Simile è anche l'Afrodite calva adorata nell'Italia meridionale:
il figlio che ebbe da Dioniso era Priapo, il dio della
fertilità, spesso rappresentato come un uomo basso con un grande
pene.
Per
i Greci ed i Romani il pene era simbolo di potere:
nell'antica Roma, spesso le dimensioni e la forma del pene agevolavano
la carriera militare.
Proprio tra i Romani, inoltre, il pene fungeva da portafortuna.
Il fascinum era un amuleto fallico contro il malocchio da appendere al polso.
Di qui il gesto scaramantico di "toccarsi" (o di toccare il corno, a forma fallica) per attingere energia.
Tutto ciò che si erige, quindi, sembra essere un riferimento fallico: dagli obelischi ai campanili, alle torri, fino al giuramento con alzata di mano o al saluto romano.
Questa energia incontrollabile era temuta dal Cristianesimo degli albori, che affermava la superiorità di Dio sull'uomo.
Tertulliano (150-220) diceva che durante l'orgasmo l'uomo perde una parte dell'anima: un modo antico di concepire l'energia umana, ma anche un'ammonizione morale.
Con il cattolicesimo, il fallo, da divinità divenne demoniaco: il pene, per Anselmo d'Aosta è la "verga del diavolo".
Nessun organo, diceva sant'Agostino, è più corrotto del pene.
Così nel Rinascimento papa Paolo IV fece coprire gli attributi maschili a eletti e dannati nella Cappella Sistina di Michelangelo.
Storicamente si sono osservati importanti passaggi legati al concetto delle dimensioni dell’organo genitale maschile anche se tendenzialmente l’idea di grande e grosso riecheggia fino a nostri giorni.
In Grecia infatti, gli artisti erano soliti dipingere schiavi e forestieri con peni particolarmente enormi a segno di disprezzo e disdegno.
Per i greci le dimensioni dovevano essere molto simili a quelle di un giovane atleta adolescente; nel pene veniva osservata “la misura della prossimità al potere divino, alla divina intelligenza…” (Friedman, 2007).
Come viene sottolineato anche dagli scritti di Aristotele un pene piccolo era migliore di uno più grande, in quanto “scientificamente” nel secondo caso, lo sperma si raffredda, divenendo meno fecondo. Si ricorda quanto la curiosità della meccanica dell’erezione e dell’orgasmo siano cresciute costantemente con l’intelligenza dell’uomo.
Al fine di fare maggiore chiarezza rispetto all’oscillazione dell’importanza del pene come piccolo, ovvero grande si deve arrivare fino ai romani, dove la divinità di Priapo (amato in Grecia, ma considerato nume minore) divenne l’icona più significativa, in quanto rappresentazione di estrema virilità. Priapo con il suo enorme membro poteva penetrare uomini e donne dando estrema prova di forza e potere.
Ecco quindi che un pene grande rappresentava il potere di Roma che si incarnava ed ogni uomo adulto che metteva in mostra la sua “nuda” verità (un esempio erano le terme romane) poteva suscitare negli altri una chiara e forte invidia.
Quindi tra i greci e i romani si osserva una particolare differenza nella concezione di dimensione del membro maschile associabile al concetto di “potere”, pur avendo in comune la rappresentazione mentale di forza associata a procreazione.
Ma anche il concetto di “piacere” sembrerebbe essere percepito e vissuto con modalità differenti.
Per i romani infatti era usuale, come rilevano alcuni referti importantissimi (un esempio sono gli affreschi rinvenuti nella Casa dei Vettii a Pompei), godere della breve esperienza fornita dalla vita.
Un altro esempio può essere ancora più esaustivo: sempre a Pompei i romani erano soliti fare scolpire dei bassorilievi raffiguranti un pene eretto con una particolare effige. “Hic habitat felicitas (Qui abita la felicità).
IL SIMBOLO FALLICO NELLA PSICOANALISI
La psicanalisi lo ha posto al centro della vita mentale, e anche nel linguaggio primeggia: l'organo sessuale maschile ha 1.047 sinonimi (40 più della vagina), per esprimere i concetti più disparati, dalla forza (cazzuto), all'imbecillità (cazzone).
Nelle sue memorie Karl Gustav Jung ha scritto che da giovane aveva sognato di cadere in una camera sotterranea in cui si trovavano grandi peni eretti.
All'epoca il giovane Jung era stato profondamente turbato dal sogno, perché non era riuscito ad afferrarne immediatamente il significato.
Con il passare del tempo, però, ha
definito questo incontro con il pene uno dei suoi sogni più importanti,
perché riguardava la sua aspirazione più nascosta e il fervore quasi
avventuristico con cui si sarebbe gettato nello studio del subconscio.
E nel subconscio di ognuno di noi, si nasconde immancabilmente un grande
fallo, anche se non tutti sono disposti ad ammetterlo.
Secondo
il modello di sviluppo a fasi di Freud, la fase
fallica è il terzo periodo di sviluppo del bambino, essa
succede alla fase anale e precede la fase latente.
Sigmund Freud è il fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia.
Ha elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano e sulle interazioni tra individui.
La fase fallica si colloca a un'età compresa fra i 3 e i 6 anni circa.
Nella fase fallica l'energia della libido si sposta dalla regione anale alla regione genitale, nella quale ha poi inizio secondo il grande psicoanalista il complesso di Edipo (per i maschi) o di Elettra (per le femmine).
Il bambino si innamora della madre e vorrebbe che il padre non fosse interposto a questo suo amore (complesso di Edipo).
In questa fase nota che la donna non ha il pene e sviluppa la paura che la punizione del padre per essersi innamorato della madre possa essere la castrazione.
Questa paura è aumentata se esso viene sgridato se trovato a masturbarsi.
Quando la paura della vendetta passa, il bambino impara a guadagnarsi l'amore della madre cercando di assomigliare il più possibile al padre.
Da
questa situazione deriva il Super Io.
Esso adotterà le credenze e gli ideali del padre come fossero propri, ed entrerà nella fase latente.
Le bambine allo stesso modo si innamorano del padre e vorrebbero che la madre non fosse interposta al loro amore (complesso di Elettra).
La bambina noterà che la donna non ha il pene, svilupperà rabbia verso la madre per aver ricevuto la castrazione e voglia di avere il pene.
Freud afferma che le donne non lasciano mai veramente questa fase, e che quindi il Super Io è meno sviluppato, di conseguenza le donne hanno meno problemi morali rispetto agli uomini.
La bambina impara a guadagnarsi l'amore del padre diventando simile alla madre. A questo punto si sposta nella fase latente.
Una fissazione in questa fase produce personalità risolute, autonome, orgogliose ed egoiste.
Freud credeva che questa fosse la fase in cui si sviluppa l'omosessualità.
Queste persone mostrano segni di promiscuità o asessualità, amoralità o puritanesimo.
Essi cambiano i comportamenti in accordo con la dottrina degli opposti.
Se il conflitto non viene risolto,
l'adulto può non volere o essere incapace nello sviluppare una relazione
d'amore con altre persone.
Nell'antichità
il fallo identificava una rappresentazione simbolica dell'organo
sessuale maschile in erezione, spesso associata al culto della fertilità.