IL SIMBOLISMO FALLICO

Il significato del fallo, storia e informazioni utili, simbolo fallico e psicoanalisi, l'analisi di Freud, il perché delle sculture falliche Walter, informazioni sui dildo e le realizzazioni in legno

Il simbolo del fallo nell'antichità Significato del termine fallo L'adorazione del fallo-pene
Sculture a forma di fallo L'importanza del significato del fallo nei greci e nei romani Come il cattolicesimo ha cambiato il significato del fallo
Il simbolo fallico nella psicoanalisi Freud, la fase fallica, complesso di Edipo e di Elettra, il Super Io Il perché delle sculture falliche Walter
Informazioni sui dildo Le realizzazioni in legno La gamma delle eccezionali realizzazioni Walter Sculture Falliche
Origini del termine cazzo e significati letterari    
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Dio MinNell'antichità il fallo identificava una rappresentazione simbolica dell'organo sessuale maschile in erezione, spesso associata al culto della fertilità.

In origine, nelle religioni pagane, il fallo era il simbolo cosmogonico del membro virile in erezione, cui venivano dedicati riti e preghiere, e per secoli è stato oggetto di potere, tabù, mistero.

Il termine fallo deriva dal latino phallus, dal greco phallós, da connettersi alla radice del sanscrito phalati (= germogliare, fruttificare) o alla radice phal (= gonfiare).

Per l'etimologia pene deriva dal latino penis, coda, poi membro virile, (da pes; cfr. il sanscrito vedico pasas, membro virile, greco pésos, lituano písti, coito) e possiede una energia incontrollabile e misteriosa, in grado di procreare.

Secondo l'antico grammatico Festo, penis deriverebbe da pendere, perché pende come una coda.

Nel mondo antico e classico e poi nella cultura greco-romana, il fallo era ritenuto l'origine della vita, in quanto considerato il generatore del seme.

A ciò è dovuta la leggenda secondo cui le antiche civiltà lo trasformano in divinità: per i Babilonesi, il dio Enki aveva creato il Tigri e all'Eufrate con il suo pene.

Gli Assiri e i Fenici, adoravano il dio Kmul, divinità dall'enorme membro, potente generatore della vita.

Nella biblica Canaan i re mangiavano il pene del predecessore per assimilarne il potere.

Le antiche popolazioni israelite giuravano ponendo la mano sull'organo, tanto che l'etimo testicoli, dal latino testes, cioè piccoli testimoni deriva da questa usanza.

Persio, per designare i testicoli, usò proprio un diminutivo di testes (plurale), quasi a significare i due testimoni dell'atto sessuale.

Il pene eretto era adorato soprattutto per propiziare la fecondità: nei templi Indù dedicati a Shiva c'era il linga (fallo di pietra), venerato per favorire la fertilità delle donne; ancora oggi il fallo viene adorato in tutti i paesi dove è diffuso l'induismo; i Greci facevano le falloforie, processioni con statue di enormi falli per incrementare i raccolti agricoli.

Lo storico greco Kallixeinos di Rodi racconta di aver visto nel 275 a.C. una festa dionisiaca svoltasi ad Alessandria d'Egitto, durante la quale un fallo d'oro lungo 60 metri con in cima una stella d'oro fu portato in processione per tutta la città, davanti a mezzo milione di persone che intonavano inni in suo onore.

PriapoI Romani adoravano il dio Priapo, simbolo di fecondità, rappresentato con un grande fallo eretto (da cui priapismo, malattia che consiste in un'incontrollabile erezione).

Priapo, originario forse del Mar Nero, si trasferì prima in Grecia e poi a Roma, dove si confuse con il dio locale Mutinus Tutunus e a volte persino con il dio Pan.

A Roma, nell'aspetto di un satiro (Pan), si celebravano i Lupercali.

Nell'arte romana, il fallo veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all'ingresso di ville ed abitazioni patrizie.

Il pene eretto era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia a propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens.

Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio.

Sempre a Roma, le vergini patrizie, prima di contrarre matrimonio, facevano una particolare preghiera a Priapo, affinché rendesse piacevole la loro prima notte di nozze.

Nell'antichità si ritrovano moltissime tracce dell'adorazione del fallo-pene: gli obelischi in Egitto, i monumenti di Delo, le costruzioni falliche della Persia e della Fenicia, le torri d'Irlanda e Scozia, i monoliti della Francia e della Corsica, i sassi piantati a Cuzco o nelle Indie, alcuni edifici Polinesiani e Giapponesi, alcune monete macedoni, le tombe etrusche, i Dolmen in Gran Bretagna, Sardegna, Malta e Spagna, i cippi agricoli in Puglia, Albania e Grecia oltre a testimonianze sulla religione orgiastica di Dioniso e nei baccanali.

Del culto vero e proprio se ne sa molto poco.

Le pitture della Villa dei Misteri a Pompei, anche se riproduzioni tardive (5 secoli dopo), ci danno un'idea dei riti.

Dal fallo derivano le rappresentazioni dei cornetti delle superstizioni mediterranee (per esempio a Napoli).

I culti fallici sono sopravvissuti fino ad oggi, anche se mimetizzati sotto altre forme, come la Sagra dei gigli a Nola, la Corsa dei ceri a Gubbio e durante le feste di carnevale a Firenze.

Le sculture a forma di fallo compaiono anche nei riti religiosi di altre civiltà antiche.

Nelle cerimonie greche, per esempio, si usavano per invocare la fertilità ed erano esposte durante le danze condotte da Dioniso e Pan, due divinità le cui corna simboleggiavano il potere e la supremazia.

Si diceva che Dioniso fosse nato con le corna – di capra, di cervo, di toro o di montone – mentre a Creta era venerato direttamente come caprone selvatico.

Nel mito, Dioniso era accompagnato dalle selvagge Menadi, che s'intrattenevano in suo onore nelle orge durante le quali Pan, la divinità avvolta in pelle di caprone, si univa carnalmente con ognuna di loro, confermando la sua natura promiscua.

Nelle epoche successive Pan ha dovuto pagare a caro prezzo il suo amore selvaggio: è l'unico dio greco di cui si sappia che è morto, e nel medioevo è stato usato come modello per creare la figura del diavolo.

Non bisogna dimenticare che anche Afrodite, che soffiava nel fuoco della passione e del piacere, era venerata a Cipro nella forma di un dio maschile, Afroditos, poggiato a un fallo. Simile è anche l'Afrodite calva adorata nell'Italia meridionale: il figlio che ebbe da Dioniso era Priapo, il dio della fertilità, spesso rappresentato come un uomo basso con un grande pene.
 

Amuleti romani a forma di penePer i Greci ed i Romani il pene era simbolo di potere: nell'antica Roma, spesso le dimensioni e la forma del pene agevolavano la carriera militare.

Proprio tra i Romani, inoltre, il pene fungeva da portafortuna.

Il fascinum era un amuleto fallico contro il malocchio da appendere al polso.

Di qui il gesto scaramantico di "toccarsi" (o di toccare il corno, a forma fallica) per attingere energia.

Tutto ciò che si erige, quindi, sembra essere un riferimento fallico: dagli obelischi ai campanili, alle torri, fino al giuramento con alzata di mano o al saluto romano.

Questa energia incontrollabile era temuta dal Cristianesimo degli albori, che affermava la superiorità di Dio sull'uomo.

Tertulliano (150-220) diceva che durante l'orgasmo l'uomo perde una parte dell'anima: un modo antico di concepire l'energia umana, ma anche un'ammonizione morale.

Con il cattolicesimo, il fallo, da divinità divenne demoniaco: il pene, per Anselmo d'Aosta è la "verga del diavolo".

Nessun organo, diceva sant'Agostino, è più corrotto del pene.

Così nel Rinascimento papa Paolo IV fece coprire gli attributi maschili a eletti e dannati nella Cappella Sistina di Michelangelo.

Storicamente si sono osservati importanti passaggi legati al concetto delle dimensioni dell’organo genitale maschile anche se tendenzialmente l’idea di grande e grosso riecheggia fino a nostri giorni.

In Grecia infatti, gli artisti erano soliti dipingere schiavi e forestieri con peni particolarmente enormi a segno di disprezzo e disdegno.

Per i greci le dimensioni dovevano essere molto simili a quelle di un giovane atleta adolescente; nel pene veniva osservata “la misura della prossimità  al potere divino, alla divina intelligenza…” (Friedman, 2007).

Come viene sottolineato anche dagli scritti di Aristotele un pene piccolo era migliore di uno più grande, in quanto “scientificamente” nel secondo caso, lo sperma si raffredda, divenendo meno fecondo. Si ricorda quanto la curiosità della meccanica dell’erezione e dell’orgasmo siano cresciute costantemente con l’intelligenza dell’uomo.

Al fine di fare maggiore chiarezza rispetto all’oscillazione dell’importanza del pene come piccolo, ovvero grande si deve arrivare fino ai romani, dove la divinità di Priapo (amato in Grecia, ma considerato nume minore) divenne l’icona più significativa, in quanto rappresentazione di estrema virilità. Priapo con il suo enorme membro poteva penetrare uomini e donne dando estrema prova di forza e potere.

Ecco quindi che un pene grande rappresentava il potere di Roma che si incarnava ed ogni uomo adulto che metteva in mostra la sua “nuda” verità (un esempio erano le terme romane) poteva suscitare negli altri una chiara e forte invidia.

Quindi tra i greci e i romani si osserva una particolare differenza nella concezione di dimensione del membro maschile associabile al concetto di “potere”, pur avendo in comune la rappresentazione mentale di forza associata a procreazione.

Ma anche il concetto di “piacere” sembrerebbe essere percepito e vissuto con modalità differenti.

Per i romani infatti era usuale, come rilevano alcuni referti importantissimi (un esempio sono gli affreschi rinvenuti nella Casa dei Vettii a Pompei), godere della breve esperienza fornita dalla vita.

Un altro esempio può essere ancora più esaustivo: sempre a Pompei i romani erano soliti fare scolpire dei bassorilievi raffiguranti un pene eretto con una particolare effige. “Hic habitat felicitas (Qui abita la felicità).

 

IL SIMBOLO FALLICO NELLA PSICOANALISI

La psicanalisi lo ha posto al centro della vita mentale, e anche nel linguaggio primeggia: l'organo sessuale maschile ha 1.047 sinonimi (40 più della vagina), per esprimere i concetti più disparati, dalla forza (cazzuto), all'imbecillità (cazzone).

Nelle sue memorie Karl Gustav Jung ha scritto che da giovane aveva sognato di cadere in una camera sotterranea in cui si trovavano grandi peni eretti.

All'epoca il giovane Jung era stato profondamente turbato dal sogno, perché non era riuscito ad afferrarne immediatamente il significato.

Con il passare del tempo, però, ha definito questo incontro con il pene uno dei suoi sogni più importanti, perché riguardava la sua aspirazione più nascosta e il fervore quasi avventuristico con cui si sarebbe gettato nello studio del subconscio.

E nel subconscio di ognuno di noi, si nasconde immancabilmente un grande fallo, anche se non tutti sono disposti ad ammetterlo.

Secondo il modello di sviluppo a fasi di Freud, la fase fallica è il terzo periodo di sviluppo del bambino, essa succede alla fase anale e precede la fase latente.

Sigmund Freud è il fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia.

Ha elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano e sulle interazioni tra individui.

La fase fallica si colloca a un'età compresa fra i 3 e i 6 anni circa.

Nella fase fallica l'energia della libido si sposta dalla regione anale alla regione genitale, nella quale ha poi inizio secondo il grande psicoanalista il complesso di Edipo (per i maschi) o di Elettra (per le femmine).

Il bambino si innamora della madre e vorrebbe che il padre non fosse interposto a questo suo amore (complesso di Edipo).

In questa fase nota che la donna non ha il pene e sviluppa la paura che la punizione del padre per essersi innamorato della madre possa essere la castrazione.

Questa paura è aumentata se esso viene sgridato se trovato a masturbarsi.

Quando la paura della vendetta passa, il bambino impara a guadagnarsi l'amore della madre cercando di assomigliare il più possibile al padre.

Sigmund FreudDa questa situazione deriva il Super Io.

Esso adotterà le credenze e gli ideali del padre come fossero propri, ed entrerà nella fase latente.

Le bambine allo stesso modo si innamorano del padre e vorrebbero che la madre non fosse interposta al loro amore (complesso di Elettra).

La bambina noterà che la donna non ha il pene, svilupperà rabbia verso la madre per aver ricevuto la castrazione e voglia di avere il pene.

Freud afferma che le donne non lasciano mai veramente questa fase, e che quindi il Super Io è meno sviluppato, di conseguenza le donne hanno meno problemi morali rispetto agli uomini.

La bambina impara a guadagnarsi l'amore del padre diventando simile alla madre. A questo punto si sposta nella fase latente.

Una fissazione in questa fase produce personalità risolute, autonome, orgogliose ed egoiste.

Freud credeva che questa fosse la fase in cui si sviluppa l'omosessualità.

Queste persone mostrano segni di promiscuità o asessualità, amoralità o puritanesimo.

Essi cambiano i comportamenti in accordo con la dottrina degli opposti.

Se il conflitto non viene risolto, l'adulto può non volere o essere incapace nello sviluppare una relazione d'amore con altre persone.

 

IL PERCHE' DELLE SCULTURE FALLICHE WALTER

Non c'è dubbio che il fallo è un simbolo di virilità, di mascolinità, di fecondità, di forza e potere.

Una scultura artistica Walter Sculture Falliche è quindi da considerare una scultura di classe e di pregio.

Pregio, classe, bellezza artistica, simpatia e simbolismo che si perde nella notte dei tempi.

Bisognerebbe vedere dal vivo un oggetto simile per capirne la straordinaria bellezza della realizzazione in legno massiccio e con svariate colorazioni.

Oggetti particolari di unica bellezza.

E' da ricordare che ogni pezzo è realizzato assolutamente in modo artigianale a mano, compresi i disegni effettuati a mano pezzo per pezzo.

 

 

INFORMAZIONI SUI DILDO

Un dildo è un giocattolo sessuale, spesso a forma di pene, utilizzato in genere per la masturbazione, nei giochi erotici e nei preliminari.

Non tutti gli oggetti fallici sono necessariamente considerati dei dildo.

Alcuni simulacri fallici sono stati oggetto di venerazione e altri usati come oggetti artistici nell'arco di tutta la storia dell'uomo, mentre i dildo sono tali solo nel caso in cui abbiano la funzione sopra descritta.

I dildo sono usati da individui di ogni sesso ed orientamento sessuale, da soli, con un partner o in gruppo.

I dildo accompagnano l'umanità da millenni, come confermano i ritrovamenti di alcuni manufatti in pietra e osso di forma fallica alle Gorges d'Enfer (gole d'inferno), nel comune di Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil nella regione dell'Aquitania in Francia, probabilmente dei dildo paleolitici, sebbene alcuni studiosi ritengano questi manufatti semplici attrezzi da lavoro o rinforzi per le lance.

Un fallo verde in pietra di giada, con molta probabilità utilizzato come dildo e risalente a 6000 anni fa, secondo gli esperti, è attualmente esposto al Museo dell'Antica Cultura Sessuale Cinese (Museum of Ancient Chinese Sex Culture in Tongli) nei pressi di Shanghai.

I dildo erano utilizzati anche nell'antica Grecia, intagliati nel cuoio dai calzolai, e chiamati olisboi (al singolare olisbos).

Non tutti concordano sull'esatta definizione di dildo.

Generalmente si ritiene che un oggetto simile ad un fallo per forma, misura e aspetto complessivo, che però non vibra, sia un dildo.

Per alcuni, vanno considerati dildo anche i manufatti con le suddette caratteristiche e in grado di vibrare; altri invece parlano, in questo caso, di estensioni o vibratori.

Alcuni chiamano dildo anche oggetti che non assomigliano a un pene ma sono appositamente progettati per la penetrazione vaginale, e anche su questo punto c'è dissenso.

Una corrente di pensiero include fra i dildo i manufatti per la penetrazione anale, un'altra no.

I primi dildo erano fatti di pietra, legno, cuoio, cera o porcellana.

Tra questi sono rimasti molto popolari i dildo di cuoio riempiti di cotone o stracci.

I dildo di gomma, irrigiditi solitamente da un'anima di metallo, furono commercializzati per la prima volta negli anni quaranta.

Tali oggetti erano alquanto pericolosi: la presenza della barra di metallo e la facile deteriorabilità della gomma esponevano l'utilizzatore al rischio di incidenti anche seri.

In seguito, si sono diffusi i dildo in PVC.

Molti dei dildo venduti oggi, soprattutto quelli più economici, sono prodotti con questo materiale.

Sono stati realizzati dildo di metallo cromato ed hanno riscosso un certo seguito, specialmente nei circoli BDSM.

Non sono particolarmente comodi perché non sono flessibili.

Gli anni novanta hanno visto il boom dei dildo di silicone, un trend che è continuato parallelamente al ribasso dei prezzi.

Sono facili da pulire e non emanano il caratteristico odore di plastica del PVC.

Costosi al loro ingresso sul mercato, ormai hanno prezzi ragionevoli, e ciò ne fa un'ottima scelta per utenti alle prime armi.

Il silicone assorbe bene il calore corporeo ed è un eccellente conduttore di vibrazioni.

Il silicone inoltre è un materiale di alta qualità (specialmente rispetto all'economica gelatina di cui sono fatti alcuni dildo), sterilizzabile con acqua bollente.

Più recentemente sono stati commercializzati dildo di vetro borosilicato (Pyrex).

Sono costosi e rigidi, ma riscuotono successo, anche perché possono essere portati alla temperatura corporea con semplice acqua calda e sono sterilizzabili mediante bollitura.

Un altro nuovo materiale è il Cyberskin, simile - alla vista e al tatto - alla pelle umana.

Il Cyberskin garantisce un particolare realismo, però è un materiale poroso che non può essere sterilizzato, diventa appiccicoso dopo il lavaggio (inconveniente al quale si può rimediare con farina di grano) ed è molto più delicato e deteriorabile del silicone.

Problemi sono stati riscontrati con i dildo di PVC e gelatina perché contengono ftalato, un ammorbidente aggiunto ad alcuni materiali plastici, utilizzato anche per custodie di CD, contenitori alimentari ed altri giocattoli morbidi.

Lo ftalato può entrare in circolo attraverso le membrane mucose della bocca, della vagina e dell'ano: alcuni studi lo collegherebbero a malattie come cancro e difetti prenatali.

I prodotti in PVC e gelatina, inoltre, non possono essere sterilizzati.

Esistono anche modelli di dildo dotati di un meccanismo a manovella per effettuare movimenti atti ad aumentare le sensazioni erotiche.

I dildo più comuni in commercio riprendono la forma del membro maschile in stato di erezione.

Alcuni movimenti femministi però, reputano discutibile l'uso di un dildo a forma di pene; per questo ed altri motivi, sono stati prodotti dildo di svariate forme alternative.

Ce ne sono di artistici, modellati sulle figure di dee, o di più semplici e più funzionali alla stimolazione genitale o all'uso come "dilatatori vaginali" nella terapia sessuologica del vaginismo o della dispareunia.

In Giappone molti dildo rappresentano animali o personaggi dei cartoni animati - come Hello Kitty - di modo che possano essere venduti come semplici giocattoli, eludendo le rigide leggi contro l'oscenità.

La penetrazione vaginale è l'uso più comune.

I dildo hanno anche un uso feticistico, e alcune coppie lo usano in altre maniere, per esempio passandoli sulla pelle durante i c.d. preliminari.

Se le dimensioni lo permettono, possono essere usati come mordacchia, per penetrazioni orali (una sorta di fellatio artificiale), o per penetrazioni anali.

Alcuni utilizzano dildo con speciali fattezze, appositamente conformati per stimolare il punto G.

Alcuni dildo particolarmente grossi sono da esposizione, e non sono utilizzabili per le penetrazioni.

La condivisione di un dildo tra varie persone può trasmettere malattie tra coloro che ne fanno uso, soprattutto se l'oggetto è realizzato in materiali porosi o micro-porosi.

Anche se ne esistono di non porosi e facili da sterilizzare, come quelli in Pyrex e silicone (questi ultimi, in particolare, possono essere bolliti o lavati con candeggina diluita: 10 parti d'acqua, 1 di candeggina) non vuol dire che l'utilizzo non protetto di un medesimo dildo da parte di più soggetti garantisca l'assoluta sicurezza di non contrarre malattie.

L'uso del profilattico consente di ridurre ulteriormente i rischi.

I dildo di silicone e i lubrificanti a base di silicone non sono compatibili.

Tali lubrificanti tendono a liquefare la superficie del dildo di silicone, rendendola pericolosamente appiccicosa. I profilattici pre-lubrificati potrebbero contenere sostanze a base di silicone, quindi prima di coprire un dildo con un profilattico pre-lubrificato è meglio accertarsi della composizione di tale sostanza.

I dildo senza una base allargata o altri meccanismi di controllo per inserimenti profondi, non dovrebbero essere utilizzati analmente.

Si rischia un risucchio - dovuto a contrazioni antiperistaltiche, le stesse che consentono l'assunzione delle supposte - che potrebbe renderne impossibile l'estrazione senza ricorso ad assistenza medica.

Ci sono dildo a doppia punta di diverse forme e taglie.

Un dildo che viene inserito e mantenuto per un certo tempo all'interno dell'ano viene generalmente denominato butt-plug.

Dildo usati per ripetute penetrazioni anali, così come quelli a spinta, sono chiamati semplicemente "dildo".

Esistono anche dildo doppi, di differenti dimensioni e orientati verso lo stesso lato, per una simultanea penetrazione anale e vaginale.

Alcuni dildo sono completi di un'imbracatura che consente di indossarli: sono chiamati strap-on dildo.

Anche gli strap-on dildo possono avere una doppia estremità.

Possono essere usati dalle donne che vogliano provare la penetrazione vaginale penetrando al tempo stesso il proprio partner, si prestano quindi all'uso sia in rapporti omosessuali, sia in rapporti eterosessuali a ruoli invertiti.

In quest'ultimo caso il rapporto prende il nome di pegging.

Esistono inoltre dildo progettati per essere fissati al viso, dildo gonfiabili o dotati di ventosa alla base.

Alcuni dildo in legno, grazie allo speciale processo di rivestimento, sono eccezionalmente lisci e possono essere facilmente lavati con sapone sotto l'acqua corrente.

I dildo in legno sono torniti a mano (non scolpiti), per possedere un giocattolo unico, raffinato ed elegante, la finitura viene effettuata con un prodotto atossico.

 

ORIGINE DEL TERMINE CAZZO E SIGNIFICATI LETTERARI

Analizzando i vari modi per indicare l'attributo maschile i termini vanno dal volgare cazzo che rappresenta una forma dell'espressività letteraria e popolare a pene, minchia.

Talvolta nella lingua parlata può essere utilizzato per il compiacimento nell'uso di un termine proibito o di registro eccessivo, il che non può essere reso dal semplice uso di «pene!».

Il termine è usato piuttosto spesso nella lingua parlata anche senza correlativo semantico, con la funzione linguistica di "rafforzativo del pensiero", ovvero come un intercalare con funzione emotiva per rendere un'espressione colorita o enfatica.

L'uso come intercalare sembra essere più diffuso in Italia che nel Canton Ticino.

Presumibilmente di origine dialettale ma in uso già nella letteratura rinascimentale, ha il suo omologo femminile in fica (o figa), frutto della stessa selezione fra le definizioni locali regionali.

L'etimologia della parola è stata dibattuta da molti.

L'ipotesi più documentata e meno "fantasiosa" è quella, formulata da Angelo Prati (1937-39 e 1951) e ribadita, con puntuali riscontri filologici, da Glauco Sanga (1986), entrambi linguisti esperti di gergo.

Si tratterebbe di semplice estensione metaforica dell'uso di un termine dialettale significante mestolo, derivato dal latino cattia "mestolo".

Indicativo, in questo senso, un verso di un sonetto di Luigi Pulci, "cazz e cuccé - quel primo in cul ti stia!" contenente un'espressione dialettale lombarda dal senso di "mestoli e cucchiai", dove il primo termine rimanda con evidenza anche al significato osceno.

Il termine, originariamente in forma femminile, cazza è ancora attestato in un sonetto di Rustico Filippi: "Fastel, messer fastidio della cazza" (ciò che oggi corrisponderebbe all'epiteto volgare "rompicazzo".

Un'ipotesi ripresa da Antonio Lupis (2002) è che cazzo sia connesso col verbo latino capitiare da cui anche cacciare, con valore di "infilare, mettere dentro con forza".

Si tratterebbe di un nome deverbale analogo a lancio da lanciare.

Una proposta etimologica che ha avuto una certa fortuna è quella che fa derivare cazzo con aferesi da (o) cazzo, a sua volta derivato da oco, voce dialettale per indicare il maschio dell'oca.

Tale ipotesi è stata accolta da diversi autori ma è attualmente rigettata dalla maggior parte dei linguisti.

Ugualmente rigettata dai linguisti odierni l'etimologia che si rifà al greco tardo akátion "albero maestro" termine nautico che starebbe a indicare che la voce sarebbe "nata nel linguaggio dei marinai sempre eccitati per la mancanza di donne".

Altre etimologie, perlopiù improvvisate da non specialisti, sono:

Le varie ipotesi sono riassunte, in tono più scherzoso che scientifico, in Ercole Scerbo (1991: 71-73).

Altri modi per indicare il pene maschile : Cella (abruzzese e marchigiano); Ciufello (abruzzese); Picco (dialetti marsicani, Abruzzo); Battagliùn (calabrese); Ciolla e varianti (Reggio Calabria e Ragusa); Cioncia (crotonese); Cagnolu (catanzarese); Frat'ma Giorg' ("mio fratello Giorgio", calabrese); Marra (calabrese); Micciu (calabrese); Asso di bastoni (Napoli); Capitone senz'e recchie (napoletano); Cicella, Ciciniello (in napoletano è il pesciolino appena nato, quindi indica un pene piccolo, dei bambini); Cumpàgne mije (campano, "il mio amico"); Fravaglio (napoletano); 29, o pate d'e criature (vedi La Smorfia); Fraone, Fravone (napoletano, intende principalmente il "glande"); Mazzarello (napoletano); Pepe (avellinese); Pizza (salentino, reggino); Pesce (napoletano); Cupolone (romanesco); Anghilla (genovese); Banana, Bananna (genovese); Belino (ligure); Belàn; Belìn; Canäio (genovese); Cannello (genovese); Cannetta (genovese); Carottua (genovese); Casso (genovese); Cicciollo (genovese); Manego (genovese); Manubrio, Manûbrio (genovese); Mostaciollo (genovese); Pigneu (genovese); Pistolla (genovese; Pinfao (genovese); Biscotto; Bigol, Bigolo(lombardo e friulano); Bora (milanese); Liben (milanese); Manübri (milanese); Pirla (impropriamente lombardo occidentale); Mester (bergamasco); Osél (bergamasco); Pistola, pistolino e varianti (Milanese); Cello (centro-marchigiano); Bindolùn (piemontese); Cazul (piemontese); Piciu (piemontese); Ciòla (barese); Ciddone (foggiano e andriese); Fratimo (salentino); Gruengo (tarantino); Manfano (livornese); Margiale (salentino); Pinga (tranese e foggiano); Pingone (foggiano); Chiccadroxia o Chichillitta (cagliaritano indica il pene dei bambini); Gazzu (sardo); Borrodda, Maccarrona, Brincula (Orosei); Broddoy (Dorgali); Minca (Sardo campidanese); Mincia (sassarese, Modica); Mincra (sardo nuorese); Pilloni e varianti (cagliaritano); Bagara (Trapani); Ciocca o Ciolla (Provincia di Trapani); Ciota (Savona, e Sicilia); Cedda (Catania); Ciaramedda o Ciaramita (Messina); Cicia (Ragusa); Cidduzza (usato per indicare il membro dei bambini o in tono di sfottò un uomo con un pene piccolo) sarebbe l'equivalente italiano di "uccelluccia" cioè di "piccolo uccello" (la desinenza è in -a perché l'organo genitale in Sicilia è femminile); Marruggio (in palermitano ed a Messina) che in italiano sarebbe "mi arrugginisco" con riferimento ai bastoni di ferro; Minchia (siciliano e calabrese) o anche mènchia; Piciòlla o piciòllo (Modica); Bischero (toscano); Creapopoli (Empoli); Fava Toscano; Dami (toscano); Lilli, Lillo (fiorentino); Bicio (veneto); Bimbin (triestino); Ciccio (veneto); Coda (bellunese); Mànego (veneto).
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